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Gli esordi del filone misogino nella letteratura italiana delle origini: i 'Proverbia quae dicuntur super natura feminarum' e i rapporti con le fonti romanze

Auteur Roberto Tagliani
Directeur /trice Simone Albonico, Université de Lausanne
Co-directeur(s) /trice(s) Maria Luisa Meneghetti, Università degli studi di Milano
Résumé de la thèse Le fasi più antiche della letteratura in volgare nell’Italia settentrionale conoscono un’articolazione in tipologie testuali assai varie, rivelatrici di una fitta intersezione con la tradizione latina e le innovazioni romanze, nel campo lirico come in quello didascalico e devoto. In quest’alveo, traduzioni, rifacimenti, reinvenzioni, volgarizzamenti, ma anche creazioni genuine generano una feconda produzione testuale che spesso evidenzia una letterarietà lontana dai canoni comunemente riconosciuti alla letteratura italiana delle origini di genesi toscana, più elegante e di stampo cortese; questa “distanza” ha sovente squalificato il portato letterario di questa produzione scrittoria, a tutto vantaggio dello studio in chiave testimoniale di ambito storico o linguistico. Eppure, la letteratura dell’Italia settentrionale vanta, accanto ad una marcata precocità delle sue testimonianze manoscritte (talora più antiche delle corrispondenti di area toscana) una fitta rete di contatti per così dire “internazionali”, in particolare collegati a modelli provenienti d’Oltralpe. Quella che, per semplificazione storiografica, si definisce “letteratura didattica dell’Italia del Nord” è sovente espressione di una qualità alta della cultura – si pensi, ad esempio, alla produzione di Bonvesin da la Riva – che traduce in volgare istanze complesse, tanto in ambito religioso, quanto in quello più squisitamente letterario, non disdegnando il côté scientifico o naturale; il continuo proiettarsi dei litterati verso il pubblico popolare, a partire dall’emergente necessità di comunicazione religiosa (sermoni, passiones, contrasti, narrazioni agiografiche), fino a spingersi all’ambito moralistico e pedagogico, fa crescere la produzione di strumenti librari, di studio ma anche di diffusione dei testi letterari. A tale ricchezza – letteraria, tematica e linguistica – corrisponde una grande varietà delle tipologie di testimonianza manoscritta, che si distribuisce lungo l’arco di tre secoli, dal XIII al XV sec.; tra i manufatti di maggior notorietà spicca l’antico codice Hamilton 390 (ex Saibante) della Staatsbibliothek di Berlino, una grande silloge di testi latini, lombardi e veneti, redatti con grande cura e illustrati. Il codice contiene, alle cc. 98r-113v, un testo in quartine monorime, mutilo della fine (si sono conservati soltanto i primi 756 vv.) noto con il titolo latino dato dalla rubrica del manoscritto: Proverbia quae dicuntur super natura feminarum. Si tratta, per l’area italiana, del più antico testo del filone misogino, incrementato e farcito da rimandi di tono popolare, topico, sapienziale ed enciclopedico che lo rendono particolarmente colorito ed accattivante anche per un pubblico di non specialisti, ancorché carente sotto il profilo artistico-letterario. Il testo, già noto e studiato nell’Ottocento da uno dei padri della filologia e della linguistica italiana e romanza, Adolf Tobler (1885), ha ottenuto le cure editoriali di Gianfranco Contini (1960) e quelle linguistiche e codicologiche di esperti tra i più illustri; ma non cessa di destare attenzione sotto vari aspetti, da quello della cronologia (Bianchini 1986 e 1996) a quello della facies linguistica (da ultimo, Mengaldo 2011), fino a giungere a quello, piuttosto trascurato, dei suoi rapporti con quello che fu precocemente individuato come il suo modello oitanico: il poemetto Chastie-Musart, che in questo progetto si intende approfondire e valutare nel dettaglio, ricorrendo anche ad una ricostruzione piena e diffusa del problema ecdotico presentato dal testo antico-francese, non escludendo interventi di indagine sulla tradizione manoscritta dell’operetta. Non saranno altresì trascurati i rapporti linguistici e letterari con gli altri testi veneti del manoscritto, vale a dire i Disticha Catonis e il Pamphilus De Amore, ai quali si intende estendere l’analisi linguistica ed ecdotica; la tesi si propone, quindi, di indagare con precisione il rapporto letterario tra questi testi e i Proverbia, sia nella prospettiva dell’indagine sulle fonti, sia sull’ipotesi della costituzione di un canone misogino-sapienziale nell’allestimento di questa sezione del testimone. Il progetto di tesi prevede, altresì, di entrare nel merito codicologico, oltreché ecdotico, dei testi veneti conservati dal manoscritto berlinese, che, a giudizio di Alfredo Stussi (1995), rappresenta una copia di materiali composti entro la fine del XII secolo, trasmessi nella vesta a noi nota soltanto un secolo dopo. Si tratta quindi di antichissimi monumenti della lingua veneta, trascritti in un codice allestito à la façon ancienne, in una littera textualis tondeggiante e di modulo piccolo, unica nel suo genere nel panorama della produzione libraria medievale coeva. A quest’indagine si premetterà una ricognizione completa degli studi sul testo, ivi compresi quelli di natura più squisitamente ecdotica o linguistica. A distanza di un cinquantennio dall’uscita dei continiani Poeti del Duecento, infatti, non appare impossibile né inutile riesaminate l’edizione del testo alla luce della bibliografia critica – soprattutto di ambito linguistico e letterario – giunta, nel frattempo, ad arricchire il panorama complessivo; una puntuale ricognizione del testo direttamente sul manoscritto o, per lo meno, sulle sue riproduzioni fotografiche digitali – permetterà di discutere tutti i luoghi difficili del testo, raccogliendo e coordinando gli interventi puntuali o corsivi finora dedicati a singoli passaggi del testo, in una prospettiva finalmente conclusiva dei molti problemi da esso sollevati. Il confronto con la fonte francese, inoltre, permetterà di approfondire lo stato della “coscienza letteraria” dell’anonimo autore, determinando finalmente quale sia il suo grado di dipendenza dai rispettivi modelli – quello testuale del Chastie-Musart e quelli, più prossimi e meno scoperti, della letteratura didattica, sapienziale, enciclopedica, paremiologica, religiosa. Riepilogando, il progetto di ricerca si muoverà pertanto in queste tre direzioni: 1) ricognizione testuale e aggiornamento bibliografico dell’edizione Contini dei Proverbia; 2) indagine linguistica, codicologica e letteraria, anche alla luce della bibliografia più recente; 3) confronto con le fonti letterarie (l’anonimo Chastie-Musart), sapienziali (Disticha Catonis, Pamphilus) e con il contesto culturale della cultura enciclopedico-sapienziale dell’Italia medievale; 4) edizione, anche con riscontri sinottici, dei testi presi in esame, qualora si riscontri la necessità di una nuova revisione ecdotica (specie per Disticha e Pamphilus).
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